GIUSEPPE VERDI
Il Duca di Mantova, Tenore
Rigoletto, buffone di Corte, Baritono
Gilda, figlia di Rigoletto, Soprano
Sparafucile, bravo, basso
Maddalena, sua sorella, contralto
Giovanna, custode di Gilda, mezzosoprano
Il Conte di Monterone, baritono
Marullo, cavaliere, baritono
Matteo Borsa, cortigiano,tenore
Il Conte di Ceprano, basso
La Contessa, sua sposa, Mezzosoprano
Usciere di Corte, Basso
Paggio della Duchessa,
Mezzosoprano
Cavalieri, Dame, Paggi,
Alabardieri.
La scena si finge nella città di Mantova e suoi
dintorni. Epoca, il secolo XVI.
ATTO/scena: In
I | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 |
II | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |
III | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 |
Atto Primo
Sala magnifica nel palazzo ducale, con porte nel fondo
che mettono ad altre sale, pure splendidamente illuminate.
Folla di Cavalieri e Dame che passeggiano nelle sale
del fondo - Paggi che vanno e vengono - Nelle sale in fondo si vedrà ballare.
Da una delle sale vengono parlando fra loro il Duca e Borsa.
DUCA:
Della mia bella incognita
borghese
Toccare il fin dell'avventura
io voglio.
BORSA:
Di quella giovin che vedete
al tempio?
DUCA:
Da tre mesi ogni festa.
BORSA:
La sua dimora?
DUCA:
In un remoto calle;
Misterioso un uom v'entra
ogni notte.
BORSA:
E sa colei chi sia l'amante
suo?
DUCA:
Lo ignora.
(Un gruppo di dame e cavalieri attraversano la sala)
BORSA:
Quante beltà!... Mirate.
DUCA:
Le vince tutte di Cepran la
sposa.
BORSA:
Non v'oda il conte, o Duca...
DUCA:
A me che importa?
BORSA:
Dirlo ad altra ei potria...
DUCA:
Né sventura per me certo
saria.
Questa o quella per me pari
sono
a quant'altre d'intorno,
d'intorno mi vedo;
del mio core l'impero non
cedo
meglio ad una che ad altra
beltà.
La costoro avvenenza è qual
dono
di che il fato ne infiora la
vita;
s'oggi questa mi torna
gradita,
forse un'altra, forse
un'altra doman lo sarà,
un'altra, forse un'altra
doman lo sarà.
La costanza, tiranna del
core,
detestiamo qual morbo, qual
morbo crudele;
sol chi vuole si serbe
fidele;
non v'ha amor, se non v'è
libertà.
De' mariti il geloso furore,
degli amanti le smanie
derido;
anco d'Argo i cent'occhi
disfido
se mi punge, se mi punge una
qualche beltà,
se mi punge una qualche
beltà.
Atto Primo
Detti, il Conte di Ceprano che segue da lungi la sua
sposa servita da altro Cavaliere. Dame e Signori entrano da varie parti.
DUCA: (alla Contessa di Ceprano movendo ad incontrarla con molta galanteria)
Partite?... crudele!...
CONTESSA DI CEPRANO:
Seguire lo sposo
m'è forza a Ceprano.
DUCA:
Ma dee luminoso
in Corte tal astro qual sole
brillare.
Per voi qui ciascuno dovrà
palpitare.
Per voi già possente la fiamma
d'amore
(con enfasi baciandole la mano)
inebria, conquide, distrugge
il mio core.
CONTESSA DI CEPRANO:
Calmatevi...
DUCA:
La fiamma d'amore
inebria, conquide, distrugge
il mio core.
CONTESSA DI CEPRANO:
Calmatevi, calmatevi...
DUCA:
Per voi già possente la
fiamma d'amore
inebria, conquide,
(dà il braccio alla Contessa ed esce con lei)
distrugge il mio core.
Atto Primo
Detti e Rigoletto, che s'incontra nel signor di
Ceprano; poi Cortigiani
RIGOLETTO: (al Conte Ceprano)
In testa che avete, signor di
Ceprano?
(Ceprano fa un gesto d'impazienza e segue il Duca)
RIGOLETTO: (ai Cortigiani)
Ei sbuffa! Vedete?
CORO:
Che festa!
RIGOLETTO:
Oh sì!..
BORSA:
Il Duca qui pur si
diverte!...
RIGOLETTO:
Così non è sempre? Che nuove
scoperte!
Il giuoco ed il vino, le
feste, la danza,
battaglie, conviti, ben tutto
gli sta.
Or della Contessa l'assedio
egli avanza,
(ridendo)
e intanto il marito fremendo
ne va.
(esce)
Atto Primo
Detti e Marullo
MARULLO: (entra premuroso)
Gran nuova! Gran nuova!
BORSA:
Che avvenne? parlate!
MARULLO:
Stupir ne dovrete...
BORSA:
Narrate, narrate...
MARULLO: (ridendo)
Ah, ah!... Rigoletto...
BORSA:
Ebben?
MARULLO:
Caso enorme!...
BORSA:
Perduto ha la gobba? non è
più difforme?
MARULLO:
Più strana è la cosa!
(con gravità)
Il pazzo possiede...
BORSA: (con sorpresa)
Infine?
MARULLO:
Un'amante!
BORSA: (con sorpresa)
Un'amante! Chi il crede?
MARULLO:
Il gobbo in Cupido or s'è
trasformato...
BORSA:
Quel mostro? Cupido!
BORSA, MARULLO:
Cupido beato!
Atto Primo
Detti e il Duca, seguito da Rigoletto, poi da Ceprano
DUCA: (a Rigoletto)
Ah, più di Ceprano importuno
non v'è...
La cara sua sposa è un angiol
per me!
RIGOLETTO:
Rapitela.
DUCA:
È detto; ma il farlo?
RIGOLETTO:
Sta sera.
DUCA:
Non pensi tu al conte?
RIGOLETTO:
Non c'è la prigione?
DUCA:
Ah no.
RIGOLETTO:
Ebben... s'esilia.
DUCA:
Nemmeno, buffone.
RIGOLETTO:
Allora...
(indicando di farla tagliare)
allora la testa...
CONTE DI CEPRANO:
(Oh l'anima nera!)
DUCA:
(battendo colla mano una spalla al Conte)
Che dì, questa testa?...
RIGOLETTO:
È ben naturale!
Che far di tal testa? A cosa
ella vale?
CONTE DI CEPRANO: (infuriato brandendo la spada)
Marrano!
DUCA: (a Ceprano)
Fermate!
RIGOLETTO:
Da rider mi fa.
MARULLO:
In furia è montato!
DUCA: (a Rigoletto)
Buffone, vien qua.
BORSA:
In furia è montato!
MARULLO:
In furia è montato!
CORO:
In furia è montato!
DUCA:
Ah sempre tu spingi
lo scherzo all'estremo.
CONTE DI CEPRANO: (a Cortigiani)
Vendetta del pazzo!
Contr'esso un rancore di noi
chi non ha?
RIGOLETTO:
Che coglier mi puote? Di loro
non temo.
DUCA:
Quell'ira che sfidi,
colpir... ti potrà...
CONTE DI CEPRANO:
Vendetta! In armi chi ha core
BORSA, MARULLO
Ma come?
RIGOLETTO:
Del duca il protetto
nessun... toccherà.
CONTE DI CEPRANO:
doman sia da me. A notte.
BORSA, Marullo:
Sì. Sarà.
DUCA:
Ah sempre tu spingi
RIGOLETTO:
Che coglier mi puote? Di loro
non temo,
BORSA, Marullo, Conte di Ceprano:
Vendetta del pazzo!
Contr'esso un rancore
DUCA:
Lo scherzo all'estremo,
RIGOLETTO:
Del duca il protetto nessun
toccherà, no, no,
BORSA, Marullo, Conte di Ceprano:
Pei tristi suoi modi di noi
chi non ha?
DUCA:
Ah sempre tu spingi lo
scherzo all'estremo,
RIGOLETTO:
Nessun, nessuno, nessun,
nessuno
CONTE DI CEPRANO:
Vendetta! vendetta!
BORSA, Marullo
Vendetta! vendetta!
DUCA:
Quell'ira che sfidi,
quell'ira che sfidi, colpir
ti potrà.
RIGOLETTO:
nessun, nessuno
del duca il protetto, nessuno
toccherà.
CONTE DI CEPRANO:
Vendetta! Sta notte chi ha
core sia in armi da me.
BORSA, Marullo:
Vendetta! sì! a notte sarà.
DUCA:
Ah sempre tu spingi
RIGOLETTO:
Che coglier mi puote? Di loro
non temo,
BORSA, Marullo, Conte di Ceprano:
Vendetta del pazzo!
Contr'esso un rancore
DUCA:
Lo scherzo all'estremo,
RIGOLETTO:
Del duca il protetto nessun
toccherà, no, no,
BORSA, Marullo, Conte di Ceprano:
pei tristi suoi modi di noi
chi non ha?
DUCA:
Ah sempre tu spingi lo
scherzo all'estremo,
RIGOLETTO:
Nessun, nessuno, nessun,
nessuno
CONTE DI CEPRANO:
Vendetta! vendetta!
BORSA, MARULLO
Vendetta! vendetta!
DUCA:
Quell'ira che sfidi,
quell'ira che sfidi, colpir
ti potrà.
RIGOLETTO:
Nessun, nessuno del duca il
protetto,
nessuno toccherà.
CONTE DI CEPRANO:
Vendetta!
sta notte chi ha core sia in
armi da me.
BORSA, Marullo:
Vendetta! sì! a notte sarà.
BORSA:
Sì vendetta!
MARULLO:
Sì, vendetta!
CEPRANO:
Sì, vendetta!
(La folla dei danzatori invade la sala)
DUCA, RIGOLETTO:
Tutto è gioja!
BORSA:
Sì vendetta!
MARULLO:
Sì, vendetta!
CEPRANO:
Sì, vendetta!
DUCA, RIGOLETTO:
Tutto è festa!
TUTTI:
Tutto è gioja, tutto è festa;
tutto invitaci a godere!
Oh guardate, non par questa
or la reggia del piacere!
Oh guardate, non par questa,
oh guardate, non par questa
or la reggia del piacer!
Oh guardate, non par questa
or la reggia del piacer!
Atto Primo
Detti ed il Conte di Monterone
MONTERONE: (entro la scena)
Ch'io gli parli.
DUCA:
No!
MONTERONE: (presentandosi)
Il voglio.
BORSA, Rigoletto, Marullo, Ceprano:
Monterone!
MONTERONE: (fissando il Duca con nobile orgoglio)
Sì, Monteron... la voce mia
qual tuono vi scuoterà
dovunque.
RIGOLETTO: (al Duca contraffacendo la voce di
Monterone)
Ch'io gli parli.
(con caricatura)
Voi congiuraste,
voi congiuraste contro noi,
signore;
e noi, e noi, clementi in
vero, perdonammo...
Qual vi piglia or delirio, a
tutte l'ore
di vostra figlia a reclamar
l'onore?
MONTERONE: (guardando Rigoletto con ira sprezzante)
Novello insulto!
(al Duca)
Ah sì, a turbare, ah sì, a
turbare sarò vostr'orgie...
verrò a gridare fino a che
vegga restarsi inulto
di mia famiglia l'atroce
insulto;
e se al carnefice pur mi
darete.
spettro terribile mi
rivedrete,
portante in mano il teschio
mio,
vendetta a chiedere,
vendetta a chiedere al mondo,
al mondo, a Dio.
DUCA:
Non più, arrestatelo.
RIGOLETTO:
È matto!
BORSA, Marullo, Ceprano:
Quai detti!
MONTERONE: (al Duca e Rigoletto)
Ah, siate entrambi voi
maledetti!
BORSA, Marullo, Ceprano:
Ah!
MONTERONE:
Slanciare il cane a leon
morente
è vile, o Duca... e tu,
serpente,
(a Rigoletto)
tu che d'un padre ridi al
dolore,
sii maledetto!
RIGOLETTO: (da sè colpito)
(Che sento! orrore!)
DUCA, Borsa, Marullo, Ceprano:
Oh tu che la festa audace hai
turbato,
da un genio d'inferno qui
fosti guidato;
RIGOLETTO:
(Orrore!)
DUCA, Borsa, Marullo, Ceprano:
è vano ogni detto, di qua
t'allontana
va, trema, o vegliardo,
dell'ira sovranna
è vano ogni detto, di qua
t'allontana
va, trema, o vegliardo,
dell'ira sovrana
tu l'hai provocata, più speme
non v'è,
un'ora fatale fu questa per
te,
un'ora fatale fu questa per
te, fu questa per te,
(Monterone parte fra due alabardieri, tutti gli altri
seguono il Duca in altra stanza).
Atto Primo
L'estremità più deserta
d'una via cieca.
A sinistra una casa di
discreta apparenza con una piccola corte circondata da muro. Nella corte un
grosso ed alto albero ed un sedile di marmo; nel muro una porta che mette alla strada; sopra
il muro un terrazzo praticabile, sostenuto da arcate. La porta del primo piano
dà sul detto terrazzo. A destra della via è il muro altissimo del giardino, e
un fianco del palazzo di Ceprano. È notte.
Rigoletto chiuso nel suo
mantello. Sparafucile lo segue, portando sotto il mantello una lunga spada.
RIGOLETTO:
(Quel vecchio maledivami!)
SPARAFUCILE:
Signor?...
RIGOLETTO:
Va, non ho niente.
SPARAFUCILE:
Né il chiesi... a Voi
presente
Un uom di spada sta.
RIGOLETTO:
Un ladro?
SPARAFUCILE:
Un uorn che libera
Per poco da un rivale,
E voi ne avete...
RIGOLETTO:
Quale?
SPARAFUCILE:
La vostra donna è là.
RIGOLETTO:
(Che sento!)
E quanto spendere
Per un signor dovrei?
SPARAFUCILE:
Prezzo maggior vorrei...
RIGOLETTO:
Com'usasi pagar?
SPARAFUCILE:
Una metà s'anticipa,
Il resto si dà poi...
RIGOLETTO:
(Dimonio!) E come puoi
Tanto securo oprar?
SPARAFUCILE:
Soglio in cittade uccidere.
Oppure nel mio tetto.
L'uomo di sera aspetto
Una stoccata, e muor.
RIGOLETTO:
E come in casa?
SPARAFUCILE:
È facile...
M'aiuta mia sorella...
Per le vie danza,.. è
bella...
Chi voglio attira... e
allor...
RIGOLETTO:
Comprendo...
SPARAFUCILE:
Senza strepito...
È questo il mio stromento,
(mostra la spada)
Vi serve?
RIGOLETTO:
No... al momento...
SPARAFUCILE:
Peggio per voi...
RIGOLETTO:
Chi sa?...
SPARAFUCILE:
Sparafucil mi nomino...
RIGOLETTO:
Straniero?...
SPARAFUCILE:
Borgognone...
(Per andarsene.)
RIGOLETTO:
E dove all'occasione?...
SPARAFUCILE:
Qui sempre a sera.
RIGOLETTO:
Va.
(Sparafucile parte).
Atto Primo
Rigoletto, guardando dietro a Sparafucile
RIGOLETTO:
Pari siamo!... io la lingua,
egli ha il pugnale;
L'uomo son io che ride, ei
quel che spegne!...
Quel vecchio maledivami!...
O uomini!... o natura!...
Vil scellerato mi faceste
voi...!
Oh rabbia!... esser
difforme!... esser buffone!...
Non dover, non poter altro
che ridere!...
Il retaggio d'ogni uom m'è
tolto... il pianto!...
Questo padrone mio,
Giovin, giocondo, sì
possente, bello,
Sonnecchiando mi dice:
Fa ch'io rida, buffone...
Forzarmi deggio, e farlo!...
Oh, dannazione!...
Odio a voi, cortigiani
schernitori!...
Quanta in mordervi ho
gioia!..
Se iniquo son, per cagion
vostra è solo...
Ma in altr'uom qui mi
cangio!...
Quel vecchio malediami!...
tal pensiero
Perché conturba ognor la
mente mia!.,.
Mi coglierà sventura?... Ah
no, è follia.
(Apre con chiave, ed entra nel cortile.)
Atto Primo
Detto e Gilda ch'esce dalla casa e si getta nelle sue
braccia.
RIGOLETTO:
Figlia...
GILDA:
Mio padre!
RIGOLETTO:
A te dappresso
Trova sol gioia il core
oppresso.
GILDA:
Oh quanto amore!
RIGOLETTO:
Mia vita sei!
Senza te in terra qual bene
avrei?
(Sospira)
GILDA:
Voi sospirate!... che v'ange
tanto?
Lo dite a questa povera
figlia...
Se v'ha mistero... per lei
sia franto...
Ch'ella conosca la sua
famiglia.
RIGOLETTO:
Tu non ne hai...
GILDA:
Qual nome avete?
RIGOLETTO:
A te che importa?
GILDA:
Se non volete
Di voi parlarmi...
RIGOLETTO:
Non uscir mai
(interrompendola)
GILDA:
Non vo' che al tempio.
RIGOLETTO:
Or ben tu fai.
GILDA:
Se non di voi, almen chi sia
Fate ch'io sappia la madre
mia.
RIGOLETTO:
Deh non parlare al misero
Del suo perduto bene...
Ella sentia, quell'angelo,
Pietà delle mie pene...
Solo, difforme, povero,
Per compassion mi amò,
Moria... le zolle coprano
Lievi quel capo amato...
Sola or tu resti al misero...
O Dio, sii ringraziato!...
(Singhiozzando)
GILDA:
Quanto dolor!... che spremere
Sì amaro pianto può?
Padre, non più, calmatevi...
Mi lacera tal vista...
Il nome vostro ditemi,
Il duol che sì v'attrista...
RIGOLETTO:
A che nomarmi?... è
inutile!...
Padre ti sono, e basti...
Me forse al mondo temono,
D'alcuno ho forse gli asti...
Altri mi maledicono...
GILDA:
Patria, parenti, amici
Voi dunque non avete?
RIGOLETTO:
Patria!... parenti!...
dici?...
Culto, famiglia, patria,
(con effusione)
Il mio universo è in te!
GILDA:
Ah se può lieto rendervi,
Gioia è la vita a me!
Già da tre lune son qui
venuta,
Né la cittade ho ancor
veduta;
Se il concedete, farlo or
potrei...
RIGOLETTO:
Mai?... mai!... uscita, dimmi
unqua sei?
GILDA:
No.
RIGOLETTO:
Guai!
GILDA:
(Che dissi!)
RIGOLETTO:
Ben te ne guarda!
(Potrien seguirla, rapirla
ancora!
Qui d'un buffone si disonora
La figlia, e ridesi...
Orror!) Olà?
(Verso la casa)
Atto Primo
Detti e Giovanna dalla casa.
GIOVANNA:
Signor!
RIGOLETTO:
Venendo, mi vede alcuno?
Bada, di' il vero...
GIOVANNA:
Ah no, nessuno.
RIGOLETTO:
Sta ben... la porta che dà al
bastione
È sempre chiusa?
GIOVANNA:
Lo fu e sarà.
RIGOLETTO:
Veglia, o donna, questo fiore
(a Giovanna)
Che a te puro confidai
Veglia attenta, e non sia mai
Che s'offuschi il suo candor.
Tu dei venti dal furore
Ch 'altri fiori hanno piegato
Lo difendi, e immacolato
Lo ridona al genitor
GILDA:
Quanto affetto!... quali
cure!
Che temete, padre mio?
Lassù in cielo, presso Dio
Veglia un angiol protettor.
Da noi stoglie le sventure
Di mia madre il priego Santo;
Non fia mai divelto o
infranto
Questo a voi diletto fior.
Atto Primo
Detti ed il Duca in costume borghese dalla strada.
RIGOLETTO:
Alcuno è fuori...
(Apre la porta della corte e, mentre esce a guardar
sulla strada, il Duca guizza furtivo nella corte e si nasconde dietro l'albero,
gettando a Giovanna una borsa la fa tacere)
GILDA:
Cielo!
Sempre novel sospetto...
RIGOLETTO: (a Gilda tornando)
Alla chiesa vi seguiva mai
nessuno?
GIOVANNA:
Mai.
DUCA:
(Rigoletto!)
RIGOLETTO:
Se talor qui picchiano
Guardatevi da aprir...
GIOVANNA:
Nemmeno al duca...
RIGOLETTO:
Meno che a tutti a lui...
Mia figlia addio.
DUCA:
(Sua figlia!)
GILDA:
Addio, mio Padre.
(S'abbracciano e Rigoletto parte
chiudendosi dietro la porta)
Atto Primo
Gilda, Giovanna, il Duca nella corte, poi Ceprano e
Borsa a tempo sulla via.
GILDA:
Giovanna, ho dei rimorsi...
GIOVANNA
E perché mai?
GILDA:
Tacqui che un giovin ne
seguiva al tempio.
GIOVANNA:
Perché ciò dirgli?...
l'odiate dunque
Cotesto giovin, voi?
GILDA:
No, no, ché troppo è bello e
spira amore...
GIOVANNA:
E magnanimo sembra e gran
signore.
GILDA:
Signor né principe - io lo
vorrei;
Sento che povero - più
l'amerei.
Sognando o vigile - sempre lo
chiamo.
E l'alma in estasi - gli dice
t'a...
DUCA: (esce improvviso, fa cenno a Giovanna d'andarsene, e inginocchiandosi
a' piedi di Gilda termina la frase):
T'amo!
T'amo ripetilo - sì caro
accento,
Un puro schiudimi - ciel di
contento!
GILDA:
Giovanna?... Ahi misera! -non
v'è più alcuno
Che qui rispondami!... - Oh
Dio!... nessuno!...
DUCA:
Son io coll'anima - che ti
rispondo...
Ah due che s'amano - son
tutto un mondo!...
GILDA:
Chi mai, chi giungere - vi
fece a me?
DUCA:
S'angelo o demone - che
importa a te?
Io t'amo...
GILDA:
Uscitene.
DUCA:
Uscire!... adesso!...
Ora che accendene - un fuoco
istesso!...
Ah inseparabile - d'amore il
dio
Stringeva, o vergine, - tuo
fato al mio! -
È il sol dell'anima, - la
vita è amore,
Sua voce è il palpito - del
nostro core...
E fama e gloria, - potenza e
trono.
Terrene, fragili - cose qui
sono.
Una pur avvene - sola,
divina,
È amor che agli angeli - più
ne avvicina!
Adunque amiamoci, - donna
celeste,
D'invidia agli uomini - sarò
per te.
GILDA:
(Ah de' miei vergini - sogni
son queste
Le voci tenere - sì care a
me!)
DUCA:
Che m'ami, deh ripetimi...
GILDA:
L'udiste.
DUCA:
Oh me felice!
GILDA:
Il nome vostro ditemi...
Saperlo non mi lice?
CEPRANO:
Il loco è qui...
(A Borsa dalla via)
DUCA (pensando):
Mi nomino...
BORSA:
Sta ben...
(A Ceprano e partono)
DUCA:
Gualtier Maldè...
Studente sono... povero...
GIOVANNA: (tornando spaventata):
Romor di passi è fuore...
GILDA:
Forse mio padre...
DUCA:
(Ah cogliere
Potessi il traditore
Che sì mi sturba!)
GILDA: (a Giovanna):
Adducilo
Di qua al bastione... ite...
DUCA:
Di' m'amerai tu?...
GILDA:
E voi?
DUCA:
L'intera vita... poi...
GILDA:
Non più... non più... partite...
A2:
Addio... speranza ed anima
Sol tu sarai per me.
Addio... vivrà immutabile
L'affetto mio per te.
(Il Duca entra in casa scortato da Giovanna. Gilda
resta fissando la porta ond'è partito)
Atto Primo
Gilda
GILDA:
Gualtier Maldè!... nome di
lui sì amato,
Scolpisciti nel core
innamorato!
Caro nome che il mio cor
Festi primo palpitar,
Le delizie dell'amor
Mi dêi sempre rammentar!
Col pensiero il mio desir
A te ognora volerà,
E pur l'ultimo sospir,
Caro nome, tuo sarà.
(Entra in casa e compariscce sul terrazzo con una
lucerna per vedere ancora una volta il creduto Gualtiero, che si suppone
partito dall'altra parte)
Atto Primo
Marullo, Ceprano, Borsa, Cortigiani armati e
mascherati dalla via. Gilda sul terrazzo che tosto rientra.
BORSA (indicando Gilda al Coro):
È là.
CEPRANO:
Miratela...
CORO:
Oh quanto è bella!
MARULLO:
Par fata od angiol.
CORO:
L'amante è quella
Di Rigoletto!
Atto Primo
Detti e Rigoletto concentrato.
RIGOLETTO:
(Riedo!... perché?)
BORSA:
Silenzio... all'opra...
badate a me.
RIGOLETTO:
(Ah da quel vecchio fui
maledetto!)
(Urta in Borsa)
Chi è là?
BORSA:(ai compagni)
Tacete... c'è Rigoletto.
CEPRANO:
Vittoria doppia!...
l'uccideremo...
BORSA:
No, ché domani più rideremo...
MARULLO:
Or tutto aggiusto...
RIGOLETTO:
(Chi parla qua?)
MARULLO:
Ehi Rigoletto?... Di'?
RIGOLETTO (con voce terribile):
(Chi va là)
MARULLO:
Eh non mangiarci!... Son...
RIGOLETTO:
Chi?
MARULLO:
Marullo.
RIGOLETTO:
In tanto bujo lo sguardo è
nullo.
MARULLO:
Qui ne condusse ridevol
cosa...
Torre a Ceprano vogliam la
sposa.
RIGOLETTO:
(Ohimè respiro!..)
Ma come entrare?
MARULLO (piano a Ceprano):
La vostra chiave?
(A Rigoletto)
Non dubitare
Non dee mancarci lo
stratagemma..
(Gli dà la chiave avuta da Ceprano)
Ecco le chiavi...
RIGOLETTO:
Sento il tuo stemma.
(Palpandole)
(Ah terror vano fu dunque il
mio!)
(Respirando)
N'è là il palazzo... con voi
son 'io.
MARULLO:
Siam mascherati...
RIGOLETTO:
Ch'io pur mi mascheri
A me una larva?
MARULLO:
Sì, pronta è già.
Terrai la scala...
(Gli mette una maschera, e nello stesso tempo lo benda
con un fazzoletto, e lo pone a reggere una scala, che avranno appostata al
terrazzo)
RIGOLETTO:
Fitta è la tenebra...