GIUSEPPE VERDI


Trovatore

Il libretto

Il trovatore

Dramma in quattro parti

Musica di Giuseppe Verdi

Libretto di Salvatore Cammarano

 

PARTE/scena: In  

                        I           | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        II          | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        III        | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |6 |

                        IV        | 1 | 2 | 3 | 4 |

                        Out

 

 

Il Conte di Luna, Baritono

Leonora, Soprano

Azucena, Mezzosoprano

Manrico, Tenore

Ferrando, Basso profondo

Ines, Soprano

Ruiz, Tenore

Un vecchio Zingaro, Basso

Un Messo, Tenore

Compagne di Leonora e Religiose, Familiari del Conte, Uomini d'arme, Zingari e Zingare

 

 

L'avvenimento ha luogo parte in Biscaglia, parte in Aragona.

Epoca dell'azione: il principio del secolo XV

 

 

Parte prima: Il duello

Parte seconda: La gitana

Parte terza: Il figlio della zingara

Parte quarta. Il supplizio

 


PARTE/scena: In  

                        I           | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        II          | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        III        | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |6 |

                        IV        | 1 | 2 | 3 | 4 |

                        Out

 

PARTE PRIMA - Il Duello

Scena I

 

Atrio nel palazzo dell'Aliaferia.

Da un lato, porta che mette agli appartamenti del Conte di Luna Ferrando e molti Familiari del Conte giacciono presso la porta; alcuni Uomini d'arme passeggiano in fondo.

 

Ferrando: (ai Familiari vicini ad assopirsi)

All'erta, all'erta! Il Conte

N'è d'uopo attender vigilando; ed egli

Talor presso i veroni

Della sua cara, intere

Passa le notti.

 

Familiari:

Gelosia le fiere

Serpi gli avventa in petto!

 

FERRANDO:

Nel Trovator, che dai giardini move

Notturno il canto, d'un rivale a dritto

Ei teme.

 

Familiari:

Dalle gravi

Palpebre il sonno a discacciar, la vera

Storia ci narra di Garzia, germano

Al nostro Conte.

 

FERRANDO:

La dirò: venite intorno a me.

(I Familiari eseguiscono)

 

Armigeri: (accostandosi pur essi)

Noi pure...

 

Familiari:

Udite, udite.

(Tutti accerchiano Ferrando)

 

FERRANDO:

Di due figli vivea padre beato

Il buon Conte di Luna:

Fida nutrice del secondo nato

Dormia presso la cuna.

Sul romper dell'aurora un bel mattino

Ella dischiude i rai;

E chi trova d'accanto a quel bambino?

 

CORO:

Chi?... Favella... Chi mai?

 

FERRANDO:

Abbietta zingara, fosca vegliarda!

Cingeva i simboli di una maliarda!

E sul fanciullo, con viso arcigno,

L'occhio affiggeva torvo, sanguigno!...

D'orror compresa è la nutrice...

Acuto un grido all'aura scioglie;

Ed ecco, in meno che il labbro il dice,

I servi accorrono in quelle soglie;

E fra minacce, urli e percosse

La rea discacciano ch'entrarvi osò.

 

CORO:

Giusto quei petti sdegno commosse;

L'insana vecchia lo provocò.

 

FERRANDO:

Asserì che tirar del fanciullino

L'oroscopo volea...

Bugiarda! Lenta febbre del meschino

La salute struggea!

Coverto di pallor, languido, affranto

Ei tremava la sera.

Il dì traeva in lamentevol pianto...

Ammaliato egli era!

(Il Coro inorridisce)

La fatucchiera perseguitata

Fu presa, e al rogo fu condannata;

Ma rimaneva la maledetta

Figlia, ministra di ria vendetta!...

Compì quest'empia nefando eccesso!...

Sparve il fanciullo e si rinvenne

Mal spenta brace nel sito istesso

Ov'arsa un giorno la strega venne!...

E d'un bambino... ahimè!... l'ossame

Bruciato a mezzo, fumante ancor!

 

CORO:

Ah scellerata!... oh donna infame!

Del par m'investe odio ed orror!

 

Alcuni:

E il padre?

 

FERRANDO:

Brevi e tristi giorni visse:

Pure ignoto del cor presentimento

Gli diceva che spento

Non era il figlio; ed, a morir vicino,

Bramò che il signor nostro a lui giurasse

Di non cessar le indagini... ah! fûr vane!...

 

Armigeri:

E di colei non s'ebbe

Contezza mai?

 

FERRANDO:

Nulla contezza...

Oh, dato mi fosse

Rintracciarla un dì!...

 

Familiari:

Ma ravvisarla potresti?

 

FERRANDO:

Calcolando gli anni trascorsi... lo potrei.

 

Armigeri:

Sarebbe tempo presso la madre

All'inferno spedirla.

 

FERRANDO:

All'inferno? È credenza che dimori

Ancor nel mondo l'anima perduta

Dell'empia strega, e quando il cielo è nero

In varie forme altrui si mostri.

 

Coro: (con terrore)

E vero!

 

Alcuni:

Su l'orlo dei tetti alcun l'ha veduta!

 

Altri:

In upupa o strige talora si muta!

 

Altri:

In corvo tal'altra; più spesso in civetta!

Sull'alba fuggente al par di saetta.

 

FERRANDO:

Morì di paura un servo del conte,

Che avea della zingara percossa la fronte!

(Tutti si pingono di superstizioso terrore)

Apparve a costui d'un gufo in sembianza

Nell'alta quiete di tacita stanza!...

Con l'occhio lucente guardava... guardava,

Il cielo attristando d'un urlo feral!

Allor mezzanotte appunto suonava...

(Una campana suona improvvisamente a distesa mezzanotte)

 

TUTTI:

Ah! sia maledetta la strega infernal!

(Gli uomini d'arme accorrono in fondo; i Familiari corrono verso la porta)

 


PARTE PRIMA - Il Duello

Scena II

 

Giardini del palazzo.

Sulla destra marmorea scalinata che mette agli appartamenti. La notte è inoltrata; dense nubi coprono la luna.

 

Leonora ed Ines

 

INES:

Che più t'arresti?... l'ora è tarda: vieni.

Di te la regal donna

Chiese, l'udisti.

 

LEONORA:

Un'altra notte ancora

Senza vederlo...

 

INES:

Perigliosa fiamma

Tu nutri!... Oh come, dove

La primiera favilla

In te s'apprese?

 

LEONORA:

Ne' tornei. V'apparve

Bruno le vesti ed il cimier, lo scudo

Bruno e di stemma ignudo,

Sconosciuto guerrier, che dell'agone

Gli onori ottenne... Al vincitor sul crine

Il serto io posi... Civil guerra intanto

Arse... Nol vidi più! come d'aurato

Sogno fuggente imago! ed era volta

Lunga stagion... ma poi...

 

INES:

Che avvenne?

 

LEONORA:

Ascolta.

Tacea la notte placida

e bella in ciel sereno

La luna il viso argenteo

Mostrava lieto e pieno...

Quando suonar per l'aere,

Infino allor sì muto,

Dolci s'udiro e flebili

Gli accordi d'un liuto,

E versi melanconici

Un Trovator cantò.

Versi di prece ed umile

Qual d'uom che prega Iddio

In quella ripeteasi

Un nome... il nome mio!...

Corsi al veron sollecita...

Egli era! egli era desso!...

Gioia provai che agli angeli

Solo è provar concesso!...

Al core, al guardo estatico

La terra un ciel sembrò.

 

INES:

Quanto narrasti di turbamento

M'ha piena l'alma!... Io temo...

 

LEONORA:

Invano!

 

INES:

Dubbio, ma triste presentimento

In me risveglia quest'uomo arcano!

Tenta obliarlo...

 

LEONORA:

Che dici!... oh basti!...

 

INES:

Cedi al consiglio dell'amistà...

Cedi...

 

LEONORA:

Obliarlo! Ah, tu parlasti

Detto, che intendere l'alma non sa.

Di tale amor che dirsi

Mal può dalla parola,

D'amor che intendo io sola,

Il cor s'inebriò! Il mio destino compiersi

Non può che a lui dappresso...

S'io non vivrò per esso,

Per esso io morirò!

 

INES:

(Non debba mai pentirsi

Chi tanto un giomo amò!)

(Ascendono agli appartamenti)

 


PARTE PRIMA - Il Duello

Scena III

 

Conte

 

CONTE:

Tace la notte! immersa

Nel sonno, è certo, la regal Signora;

Ma veglia la sua dama...

Oh! Leonora,

Tu desta sei; mel dice,

Da quel verone, tremolante un raggio

Della notturna lampa...

Ah! l'amorosa fiamma

M'arde ogni fibra!...

Ch'io ti vegga è d'uopo,

Che tu m'intenda...

Vengo... A noi supremo

È tal momento...

(Cieco d'amore avviasi verso la gradinata. Odonsi gli accordi d'un liuto: egli s'arresta)

Il Trovator! Io fremo!

La voce del Trovatore (fra le piante)

Deserto sulla terra,

Col rio destino in guerra

E sola spese un cor

Al Trovator!

Ma s'ei quel cor possiede,

Bello di casta fede,

E d'ogni re maggior

Il Trovator!

 

CONTE:

Oh detti!... Oh gelosia!...

Non m'inganno...

Ella scende!

(S'avvolge nel suo mantello)

 


PARTE PRIMA - Il Duello

Scena IV

 

Leonora e il Conte

 

Leonora: (correndo verso il Conte)

Anima mia!

 

CONTE:

(Che far?)

 

LEONORA:

Più dell'usato

È tarda l'ora; io ne contai gl'istanti

Co' palpiti del core!...

Alfin ti guida

Pietoso amor tra queste braccia...

La voce del Trovatore

Infida!...

 

(La luna mostrasi dai nugoli, e lascia scorgere una persona, di cui la visiera nasconde il volto)

 


PARTE PRIMA - Il Duello

Scena V

 

Manrico e detti

 

LEONORA:

Qual voce!... Ah, dalle tenebre

Tratta in errore io fui!

(riconoscendo entrambi, e gettandosi ai piedi di Manrico, agitatissima)

A te credei rivolgere

L'accento e non a lui...

A te, che l'alma mia

Sol chiede, sol desìa...

Io t'amo, il giuro, io t'amo

D'immenso, eterno amor!

 

CONTE:

Ed osi?

 

MANRICO: (sollevando Leonora)

(Ah, più non bramo!)

 

CONTE:

Avvampo di furor!

Se un vil non sei discovriti.

 

LEONORA:

(Ohimè!)

 

CONTE:

Palesa il nome...

 

LEONORA: (sommessamente a Manrico)

Deh, per pietà!...

 

MANRICO: (sollevando la visiera dell'elmo)

Ravvisami, Manrico io son.

 

CONTE:

Tu!... Come!

Insano temerario!

D'Urgel seguace, a morte

Proscritto, ardisci volgerti

A queste regie porte?

 

MANRICO:

Che tardi?... or via, le guardie

Appella, ed il rivale

Al ferro del carnefice

Consegna.

 

CONTE:

Il tuo fatale istante

Assai più prossimo

È, dissennato! Vieni...

 

LEONORA:

Conte!

 

CONTE:

Al mio sdegno vittima

È d'uopo ch'io ti sveni...

 

LEONORA:

Oh ciel! t'arresta...

 

CONTE:

Seguimi...

 

MANRICO:

Andiam...

 

LEONORA:

(Che mai farò?

Un sol mio grido perdere

Lo puote..) M'odi...

 

CONTE:

No!

Di geloso amor sprezzato

Arde in me tremendo il foco!

Il tuo sangue, o sciagurato,

Ad estinguerlo fia poco!

(a Leonora)

Dirgli, o folle, - Io t'amo - ardisti!...

Ei più vivere non può...

Un accento proferisti

Che a morir lo condannò!

 

LEONORA:

Un istante almen dia loco

Il tuo sdegno alla ragione...

Io, sol io, di tanto foco

Son, pur troppo, la cagione!

Piombi, ah! piombi il tuo furore

Sulla rea che t'oltraggiò...

Vibra il ferro in questo core,

Che te amar non vuol, né può.

 

MANRICO:

Del superbo vana è l'ira;

Ei cadrà da me trafitto.

Il mortal che amor t'ispira,

Dall'amor fu reso invitto.

(al Conte)

La tua sorte è già compita...

L'ora ormai per te suonò!

Il suo core e la tua vita

Il destino a me serbò!

 

(I due rivali si allontanano con le spade sguainate; Leonora cade, priva di sentimenti)

 


PARTE/scena: In  

                        I           | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        II          | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        III        | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |6 |

                        IV        | 1 | 2 | 3 | 4 |

                        Out

 

PARTE SECONDA - La Gitana

Scena I

 

Un diruto abituro sulle falde di un monte della Biscaglia.

Nel fondo, quasi tutto aperto, arde un gran fuoco. I primi albori. Azucena siede presso il fuoco. Manrico le sta disteso accanto sopra una coltrice ed avviluppato nel suo mantello; ha l'elmo ai piedi e fra le mani la spada, su cui figge immobilmente lo sguardo. Una banda di Zingari è sparsa all'interno

 

ZINGARI:

Vedi! Le fosche notturne spoglie

De' cieli sveste l'immensa volta;

Sembra una vedova che alfin si toglie

I bruni panni ond'era involta.

All'opra! all'opra!

Dàgli, martella.

 

(Dànno di piglio ai loro ferri del mestiere; al misurato tempestar dei martelli cadenti sulle incudini, or uomini, or donne, e tutti in un tempo infine intonano la cantilena seguente:)

 

Chi del gitano i giorni abbella?

La zingarella!

 

Uomini:(alle donne, sostando un poco dal lavoro)

Versami un tratto; lena e coraggio

Il corpo e l'anima traggon dal bere.

(Le donne mescono ad essi in rozze coppe)

 

TUTTI:

Oh guarda, guarda! del sole un raggio

Brilla più vivido nel mio/tuo bicchiere!

All'opra, all'opra...

Dàgli, martella...

Chi del gitano i giorni abbella?

La zingarella!

 

AZUCENA: (Canta: gli Zingari le si fanno allato)

Stride la vampa! - la folla indomita

Corre a quel fuoco - lieta in sembianza;

Urli di gioia - intorno echeggiano:

Cinta di sgherri - donna s'avanza!

Sinistra splende - sui volti orribili

La tetra fiamma - che s'alza al ciel!

Stride la vampa! - giunge la vittima

Nerovestita, - discinta e scalza!

Grido feroce - di morte levasi;

L'eco il ripete - di balza in balza!

Sinistra splende - sui volti orribili

La tetra fiamma - che s'alza al ciel!

 

ZINGARI:

Mesta è la tua canzon!

 

AZUCENA:

Del pari mesta

Che la storia funesta

Da cui tragge argomento!

(Rivolge il capo dalla parte di Manrico e mormora sommessamente:)

Mi vendica... Mi vendica!

 

MANRICO:

(L'arcana parola ognor!)

 

Vecchio Zingaro:

Compagni, avanza il giorno

A procacciarci un pan, su, su!... scendiamo

Per le propinque ville.

 

Uomini:

Andiamo.

(Ripongono sollecitamente nel sacco i loro arnesi)

 

Donne:

Andiamo.

(Tutti scendono alla rinfusa giù per la china; tratto tratto e sempre a maggior distanza odesi il loro canto)

 

ZINGARI:

Chi del gitano i giorni abbella?

La zingarella!

 

Manrico: (sorgendo)

Soli or siamo; deh, narra

Questa storia funesta.

 

AZUCENA:

E tu la ignori,

Tu pur!... Ma, giovinetto, i passi tuoi

D'ambizion lo sprone

Lungi traea!... Dell'ava il fine acerbo

E quest'istoria... La incolpò superbo

Conte di malefizio, onde asserìa

Colto un bambin suo figlio... Essa bruciata

Venne ov'arde quel foco!

 

MANRICO: (rifuggendo con raccapriccio dalla fiamma)

Ahi! Sciagurata!

 

AZUCENA:

Condotta ell'era in ceppi al suo destin tremendo!

Col figlio sulle braccia, io la seguìa piangendo.

Infino ad essa un varco tentai, ma invano, aprirmi...

Invan tentò la misera fermarsi e benedirmi!

Ché, fra bestemmie oscene, pungendola coi ferri,

Al rogo la cacciavano gli scellerati sgherri!

Allor, con tronco accento: Mi vendica! esclamò.

Quel detto un'eco eterna in questo cor lasciò.

 

MANRICO:

La vendicasti?

 

AZUCENA:

Il figlio giunsi a rapir del Conte:

Lo trascinai qui meco...

Le fiamme ardean già pronte.

 

Manrico: (con raccapriccio)

Le fiamme!... oh ciel!... tu forse?...

 

AZUCENA:

Ei distruggeasi in pianto...

Io mi sentiva il core dilaniato, infranto!...

Quand'ecco agli egri spirti, come in un sogno, apparve

La vision ferale di spaventose larve!

Gli sgherri ed il supplizio!... La madre smorta in volto...

Scalza, discinta!... il grido, il noto grido ascolto...

Mi vendica!... La mano convulsa tendo... stringo

La vittima... nel foco la traggo, la sospingo...

Cessa il fatal delirio... L'orrida scena fugge...

La fiamma sol divampa, e la sua preda strugge!

Pur volgo intorno il guardo e innanzi a me vegg'io

Dell'empio Conte il figlio...

 

MANRICO:

Ah! come?

 

AZUCENA:

Il figlio mio,

Mio figlio avea bruciato!

 

MANRICO:

Che dici! quale orror!

 

AZUCENA:

Sul capo mio le chiome

Sento rizzarsi ancor!

(Azucena ricade trambasciata sul proprio seggio, Manrico ammutolisce colpito d'orrore e di sorpresa. Momenti di silenzio)

 

MANRICO:

Non son tuo figlio?

E chi son io, chi dunque?

 

AZUCENA: (con la sollecitudine di chi cerca emendare il proprio fallo)

Tu sei mio figlio!

 

MANRICO:

Eppur dicesti...

 

AZUCENA:

Ah!... forse...

Che vuoi! quando al pensier s'affaccia il truce

Caso, lo spirto intenebrato pone

Stolte parole sul mio labbro... Madre,

Tenera madre non m'avesti ognora?

 

MANRICO:

Potrei negarlo?

 

AZUCENA:

A me, se vivi ancora,

Nol dêi? Notturna, nei pugnati campi

Di Pelilla, ove spento

Fama ti disse, a darti

Sepoltura non mossi?

La fuggente aura vital

Non iscovrì, nel seno

Non t'arrestò materno affetto?...

E quante cure non spesi

A risanar le tante ferite! ...

 

Manrico: (con nobile orgoglio)

Che portai nel dì fatale...

Ma tutte qui, nel petto!... Io sol, fra mille

Già sbandati, al nemico

Volgendo ancor la faccia!... Il rio De Luna

Su me piombò col suo drappello; io caddi,

Però da forte io caddi!

 

AZUCENA:

Ecco mercede

Ai giorni, che l'infame

Nel singolar certame

Ebbe salvi da te!... Qual t'acciecava

Strana pietà per esso?

 

MANRICO:

Oh madre!... Non saprei dirlo a me stesso!

Mal reggendo all'aspro assalto,

Ei già tocco il suolo avea:

Balenava il colpo in alto

Che trafiggerlo dovea...

Quando arresta un moto arcano,

Nel discender, questa mano...

Le mie fibre acuto gelo

Fa repente abbrividir!

Mentre un grido vien dal cielo,

Che mi dice: Non ferir!

 

AZUCENA:

Ma nell'alma dell'ingrato

Non parlò del cielo un detto!

Oh! se ancor ti spinge il fato

A pugnar col maledetto,

Compi, o figlio, qual d'un Dio,

Compi allora il cenno mio!

Sino all'elsa questa lama

Vibra, immergi all'empio in cor.

 

MANRICO:

Sì, lo giuro, questa lama

Scenderà dell'empio in cor.

(Odesi un prolungato suono di corno)

L'usato messo Ruiz invia!

Forse...

(Dà fiato anch'esso al corno che tiene ad armacollo)

 

AZUCENA:

Mi vendica!

(Resta concentrata quasi inconsapevole di ciò che succede)

 


PARTE SECONDA - La Gitana

Scena II

 

Messo e detti

 

Manrico: (al Messo)

Inoltra il piè.

Guerresco evento, dimmi, seguìa?

 

Messo: (porgendo il foglio che Manrico legge)

Risponda il foglio che reco a te.

 

MANRICO:

"In nostra possa è Castellor; ne dêi

Tu, per cenno del prence,

Vigilar le difese. Ove ti è dato,

Affrettati a venir...

Giunta la sera,

Tratta in inganno di tua morte al grido,

Nel vicin Chiostro della croce il velo

Cingerà Leonora".

(con dolorosa esclamazione)

Oh giusto cielo!

 

Azucena: (scuotendosi)

(Che fia!)

 

Manrico: (al Messo)

Veloce scendi la balza,

E d'un cavallo a me provvedi...

 

Messo:

Corro...

 

Azucena: (frapponendosi)

Manrico!

 

MANRICO:

Il tempo incalza...

Vola, m'aspetta del colle a' piedi.

(Il Messo parte frettolosamente)

 

AZUCENA:

E speri, e vuoi?...

 

MANRICO:

(Perderla?... Oh ambascia!...

Perder quell'angelo?..)

 

AZUCENA:

(È fuor di sé!)

 

MANRICO: (postosi l'elmo sul capo ed afferrando il mantello)

Addio...

 

AZUCENA:

No... ferma... odi...

 

MANRICO:

Mi lascia...

 

Azucena: (autorevole)

Ferma... Son io che parlo a te!

Perigliarti ancor languente

Per cammin selvaggio ed ermo!

Le ferite vuoi, demente,

Riaprir del petto infermo?

No, soffrirlo non poss'io...

Il tuo sangue è sangue mio!...

Ogni stilla che ne versi

Tu la spremi dal mio cor!

 

MANRICO:

Un momento può involarmi

Il mio ben, la mia speranza!...

No, che basti ad arrestarmi

Terra e ciel non han possanza...

Ah!... mi sgombra, o madre, i passi...

Guai per te s'io qui restassi! ...

Tu vedresti ai piedi tuoi

Spento il figlio dal dolor!

 

(S'allontana, indarno trattenuto da Azucena)

 


PARTE SECONDA - La Gitana

Scena III

 

Atrio interno di un luogo di ritiro in vicinanza di Castellor. Alberi nel fondo. È notte.

 

Il Conte, Ferrando ed alcuni Seguaci inoltrandosi cautamente avviluppati nei loro mantelli

 

CONTE:

Tutto è deserto, né per l'aura ancora

Suona l'usato carme...

In tempo io giungo!

 

FERRANDO:

Ardita opra, o Signore,

Imprendi.

 

CONTE:

Ardita, e qual furente amore

Ed irritato orgoglio

Chiesero a me. Spento il rival, caduto

Ogni ostacol sembrava a' miei desiri;

Novello e più possente ella ne appresta...

L'altare! Ah no, non fia

D'altri Leonora!...

Leonora è mia!

Il balen del suo sorriso

D'una stella vince il raggio!

Il fulgor del suo bel viso

Novo infonde in me coraggio!...

Ah! l'amor, l'amore ond'ardo

Le favelli in mio favor!

Sperda il sole d'un suo sguardo

La tempesta del mio cor.

(Odesi il rintocco de' sacri bronzi)

Qual suono!... oh ciel...

 

FERRANDO:

La squilla

Vicino il rito annunzia!

 

CONTE:

Ah! pria che giunga

All'altar... si rapisca!...

 

FERRANDO:

Ah bada!

 

CONTE:

Taci!...

Non odo... andate... di quei faggi all'ombra

Celatevi...

(Ferrando e gli altri Seguaci si allontanano)

Ah! fra poco

Mia diverrà... Tutto m'investe un foco!

 

(Ansioso, guardingo osserva dalla parte donde deve giungere Leonora, mentre Ferrando e i Seguaci dicono sottovoce:)

 

Ferrando, Seguaci:

Ardire!... Andiam... celiamoci

Fra l'ombre... nel mister!

Ardire!... Andiam!... silenzio!

Si compia il suo voler.

 

Conte: (nell'eccesso del furore)

Per me, ora fatale,

I tuoi momenti affretta:

La gioia che m'aspetta

Gioia mortal non è!...

Invano un Dio rivale

S'oppone nemmeno un Dio,

Donna, rapirti a me!

(S'allontana a poco a poco e si nasconde col Coro fra gli alberi)

Coro interno di Religiose

Ah!... se l'error t'ingombra,

O figlia d'Eva, i rai,

Presso a morir, vedrai

Che un'ombra, un sogno fu,

Anzi del sogno un'ombra

La speme di quaggiù!

Vieni e t'asconda il velo

Ad ogni sguardo umano!

Aura o pensier mondano

Qui vivo più non è.

Al ciel ti volgi e il cielo

Si schiuderà per te.

 


PARTE SECONDA - La Gitana

Scena IV

 

Leonora con seguito muliebre. Ines, poi il Conte, Ferrando, Seguaci, indi Manrico.

 

LEONORA:

Perchè piangete?

 

Donne:

Ah!... dunque

Tu per sempre ne lasci!

 

LEONORA:

O dolci amiche,

Un riso, una speranza, un fior la terra

Non ha per me! Degg'io

Volgermi a Quei che degli afflitti è solo

Sostegno e dopo i penitenti giorni

Può fra gli eletti al mio perduto bene

Ricongiungermi un dì!... Tergete i rai

E guidatemi all'ara! :

(incamminandosi)

 

Conte: (irrompendo ad un tratto)

No, giammai!...

 

Donne:

Il Conte!

 

LEONORA:

Giusto ciel!

 

CONTE:

Per te non havvi

Che l'ara d'imeneo.

 

Donne:

Cotanto ardìa!...

 

LEONORA:

Insano!... E qui venisti?...

 

CONTE:

A farti mia.

 

(E sì dicendo scagliasi verso Leonora, onde impadronirsi di lei, ma fra esso e la preda trovasi, qual fantasma sorto di sotterra, Manrico. Un grido universale irrompe)

 

LEONORA:

E deggio... e posso crederlo?

Ti veggo a me d'accanto!

È questo un sogno, un'estasi,

Un sovrumano incanto!

Non regge a tanto giubilo

Rapito, il cor sospeso!

Sei tu dal ciel disceso,

O in ciel son io cor te?

 

CONTE:

Dunque gli estinti lasciano

Di morte il regno eterno;

A danno mio rinunzia

Le prede sue l'inferno!

Ma se non mai si fransero

De' giorni tuoi gli stami,

Se vivi e viver brami,

Fuggi da lei, da me. Manrico

Né m'ebbe il ciel, né l'orrido

Varco infernal sentiero...

Infami sgherri vibrano

Mortali colpi, è vero!

Potenza irresistibile

Hanno de' fiumi l'onde!

Ma gli empi un Dio confonde!

Quel Dio soccorse a me.

 

Donne: (a Leonora)

Il cielo in cui fidasti

Pietade avea di te.

 

Ferrando, Seguaci: (al Conte)

Tu col destin contrasti:

Suo difensore egli è.

 


PARTE SECONDA - La Gitana

Scena V

 

Ruiz seguito da una lunga tratta di Armati, e detti

 

RUIZ:

Urgel viva!

 

MANRICO:

Miei prodi guerrieri!

 

RUIZ:

Vieni...

 

Manrico: (a Leonora)

Donna, mi segui.

 

Conte: (opponendosi)

E tu speri?

 

LEONORA:

Ah!

 

Manrico: (al Conte)

T'arresta...

 

Conte: (sguainando la spada)

Involarmi costei! No!

 

Ruiz, Armati: (accerchiando il Conte)

Vaneggi!

 

Ferrando, Seguaci:

Che tenti, Signor?

(Il Conte è disarmato da quei di Ruiz)

 

CONTE: (con gesti ed accenti di maniaco furore)

Di ragione ogni lume perdei!

 

LEONORA:

(M'atterrisce..)

 

CONTE:

Ho le furie nel cor!

 

Ruiz, Armati: (a Manrico)

Vien: la sorte sorride per te.

 

Ferrando, Seguaci: (al Conte)

Cedi; or ceder viltade non è.

 

(Manrico tragge seco Leonora, il Conte è respinto; le donne rifuggono al cenobio. Scende subito la tela)

 

 


PARTE/scena: In  

                        I           | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        II          | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |

                        III        | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 |6 |

                        IV        | 1 | 2 | 3 | 4 |

                        Out

 

PARTE TERZA - Il figlio della Zingara

Scena I

 

Accampamento. A destra il padiglione del Conte di Luna, su cui sventola la bandiera in segno di supremo comando; da lungi torreggia Castellor. Scolte di Uomini d'arme dappertutto; alcuni giuocano, altri puliscono le armi, altri passeggiano, poi Ferrando dal padiglione del Conte

 

Alcuni Armigeri:

Or co' dadi, ma fra poco

Giocherem ben altro gioco.

 

Altri:

Quest'acciar, dal sangue or terso,

Fia di sangue in breve asperso!

 

(Un grosso drappello di balestrieri attraversa il campo)

 

Alcuni:

Il soccorso dimandato!

 

Altri:

Han l'aspetto del valor!

 

TUTTI:

Più l'assalto ritardato

Or non fia di Castellor.

 

FERRANDO:

Sì, prodi amici; al dì novello è mente

Del capitan la rocca

Investir d'ogni parte.

Colà pingue bottino

Certezza è rinvenir più che speranza.

Si vinca; è nostro.

 

TUTTI:

Tu c'inviti a danza!

Squilli, echeggi la tromba guerriera,

Chiami all'armi,

alla pugna, all'assalto;

Fia domani la nostra bandiera

Di quei merli piantata sull'alto.

No, giammai non sorrise vittoria

Di più liete speranze finor!...

Ivi l'util ci aspetta e la gloria,

Ivi opimi la preda e l'onor.

 

(Si disperdono)

 


PARTE TERZA - Il figlio della Zingara

Scena II

 

Il Conte

 

(Uscito dalla tenda volge uno sguardo bieco a Castellor)

 

CONTE:

In braccio al mio rival! Questo pensiero

Come persecutor demone ovunque

M'insegue!... In braccio al mio rival!... Ma corro,

Surta appena l'aurora,

Io corro a separarvi... Oh Leonora!

 

(Odesi tumulto)

 


PARTE TERZA - Il figlio della Zingara

Scena III

 

Ferrando e detto

 

CONTE:

Che fu?

 

FERRANDO:

Dappresso il campo

S'aggirava una zingara: sorpresa

Da' nostri esploratori,

Si volse in fuga; essi, a ragion temendo

Una spia nella trista,

L'inseguir...

 

CONTE:

Fu raggiunta?

 

FERRANDO:

È presa.

 

CONTE:

Vista